Shinsekai yori – Recensione

L’arroganza dell’ingegneria sociale

 

Tratto dal pluripremiato romanzo di Yūsuke Kishi (Dal Nuovo Mondo) e trasposto sia come manga che come serie anime prodotta da A-1 Pictures nel 2012. Shinsekai yori è una delle vette della fantascienza distopica moderna. La scelta di un’estetica rétro non è un limite, ma una cifra stilistica per acuire un senso di profonda inquietudine. Ambientato mille anni dopo una catastrofe apocalittica causata dai poteri psichici (la Cantus), il mondo dei cinque protagonisti — Saki, Satoru, Shun, Maria e Mamoru — appare come un idillio rurale, ma cela in realtà un dark fantasy spietato, retto da un controllo sociale ferreo che decostruisce le nostre certezze sull’arroganza tecnocratica.

Le ideologie scientifiche e post-moderne smentite dalla realtà

 

Shinsekai Yori, post-apocalittico

Il Nuovo Mondo di Shinsekai Yori sfugge alle prospettive biologiche ed evoluzionistiche, funzionando in modo completamete diverso. La con la nascita di un nuovo ecosistema e specie mai viste prima, generate da un potere inizialmente oscuro e incomprensibile per i cinque protagonisti, rende l’ambientazione terribilmente inquietante

 

La civiltà pre-collasso confidava ciecamente nell’idea che il progresso e la conoscenza potessero imbrigliare e prevedere qualsiasi variabile naturale o sociale. Ma il collasso e i successivi mille anni polverizzano questa presunzione: la realtà biologica ed ecologica del Nuovo Mondo muta in direzioni del tutto estranee alle previsioni umane ed evoluzionistiche. La natura e le dinamiche psichiche si ribellano ai modelli asettici dei laboratori, dimostrando che l’uomo non ha mai veramente dominato e compreso il sistema, ma si è limitato a innescare una miccia fuori dal suo controllo. La distopia non nasce dal caso, ma dalla hybris tecnologica della nostra stessa epoca. È l’uomo stesso, attraverso le sue stesse creazioni e la cieca fiducia nel dominio tecnico, a provocare le catastrofi che innescano il mondo post-apocalittico e dark fantasy dell’opera. Il parallelo con il nucleare è il monito perfetto: la sottovalutazione cronica dei rischi legati a tecnologie che superano la nostra capacità di gestione. La scienza viene trattata come un giocattolo sicuro finché non implode, lasciando in eredità ai posteri un pianeta devastato e forze ingestibili.

Lo scientismo e l’inferno mascherato da paradiso

 

Shinsekai Yori, adulti

I veri antagonisti della storia sono il Consiglio di adulti che regge il mondo dispotico dei nove villaggi che costituiscono ciò che resta dell’umanità sopravvissuta in Giappone. L’uomo non impara dagli errori e questo si ripercuote sui cinque protagonisti che dovranno fare i conti con le regole sociali di un mondo dispotico e spietato basato sui poteri psichici

 

I veri artefici di questa distopia non sono mostri assetati di potere, ma scienziati e tecnocrati convinti di poter ingegnerizzare la società perfetta a tavolino, applicando un dogma scientista (la pretesa di calcolare e modellare l’essere umano come un parametro biologico). Le tre religioni del Giappone (shintò, buddismo e cristianesimo) sono scomparse, in favore del “neobuddismo” di facciata: una dotttrina per il mero controllo sociale. Come ammoniva il filosofo Karl Popper parlando delle utopie politiche e sociali:

Il tentativo di creare il cielo in terra produce inevitabilmente l’inferno.

L’opera mostra lucidamente come la pianificazione scientifica assoluta richieda la soppressione della libertà, trasformando un presunto paradiso pastorale in un gulag psicologico e genetico.

L’ingegneria sociale nella storia: quando il paradiso diventa inferno

 

Shinsekai Yori, Saki e Maria

Il controllo e l’imposizione di una sessualità fluida e obbligatoria nei ragazzi in età adolescenziale imposta della gerarchia del villaggio azzerano i legami affettivi autentici, trasformando i sentimenti in strumenti di sorveglianza e anestesia sociale. Questa ingegneria dei corpi annienta l’individualità dei ragazzi, generando un trauma collettivo invisibile che corrompe i cinque protagonisti

 

Il meccanismo mostrato in Shinsekai yori non è solo fantascienza distopica. Ma lo specchio di una costante storica. Ogni volta che l’uomo ha preteso di forgiare la società perfetta a tavolino, azzerando la complessità e la libertà individuale in nome di un disegno superiore, il risultato è stato il collasso nelle barbarie. Gli esempi più eclatanti del secolo scorso — con i totalitarismi del Novecento, dal comunismo sovietico al nazismo — mostrano come ideologie totali fondate su dogmi scientifici o pseudoscientifici abbiano generato guerre, terrore e genocidi devastanti. Tuttavia, la storia umana è costellata di tentativi analoghi anche nei secoli precedenti. Ogni utopia calata dall’alto, dal regime giacobino degli anni del terrore fino alle tecnocrazie autoritarie, ha sempre trasformato la promessa di un’età dell’oro in un inferno in terra. Un inferno fondato sulla delazione, sulla violenza sistematica, sulla soppressione del dissenso e sulla sottomissione di intere classi o razze ritenute inferiori. Questo come drammaticamente evidenziato da Shinsekai yori. Come il controllo e dallo sfruttamento dei Mostroratti (i Queerats).

Il limite del microcosmo: l’isolamento geopolitico

 

Shinsekai Yori, copertina romanzo

La copertina del romanzo in stile manga è una sintesi perfetta del mondo di Shinsekai yori, mostrandoci da subito la devastazione del mondo rurale e dispotico

Un limite ricorrente in molte distopie nipponiche è la scelta autarchica di confinare l’intera narrazione a un microcosmo isolato. In questo caso, pochi villaggi rurali in territorio giapponese. Questo taglio claustrofobico amplifica la tensione psicologica dellesperimento sociale. Ma crea una notevole voragine nel worldbuilding: l’autore ignora totalmente cosa accada nel resto del pianeta in mille anni, trattando l’arcipelago come l’intero pianeta. Questa miopia geografica trasforma i villaggi in una fragile bolla isolata, un minuscolo granello che ignora la vastità globale. E lascia lo spettatore con l’inevitabile dubbio di cosa accadrà quando una civiltà esterna si imbatterà in questo relitto dispotico.

Soprattutto la presenza dei Mostroratti  – creature antromorfe schivizzate dall’umanità dotata di poteri psichici – nasconde uno degli orrori più oscuri del mondo di Shinsekai yori. Lo sviluppo narrativo mostra in modo realistico cosa accade quando l’uomo cerca di farsi Dio.

Conclusione

 

Shinsekai Yori, Maria e Mamoru

L’incidente scatenante della storia è incentrato sui personaggi di Maria e Mamoru, costretti a una scelta dolorosa per colpa degli adulti del villaggio. Questo provocherà uno sviluppo narrativo inaspettato e terribilmente spietato

 

Shinsekai yori è un’opera di altissimo pregio, nonostante non sia priva di difetti che diventano comprensibili soltanto alla luce del finale (★★★★). Proprio per questa sua progressione spietata — e senza svelare i nodi cruciali della conclusione — la serie dimostra come ogni tentativo di ridurre l’essere umano a una variabile da controllare all’interno di una gabbia prestabilita sia una forma di arroganza suicida. Anziché elevare l’umanità, la pretesa di pianificarla a tavolino finisce sempre per devastarla, ricordandoci quanto siano folli le nostre utopie di dominio. Pertanto, se non avete ancora visto questa serie vi invitiamo a recuperarla al più oresto!

Shinsekai yori, manga

Il manga di Shinsekai yori, pur avendo uno stile diverso dall’anime e lievi differenza nella trasposizione del romanzo, si rivela altrettanto inquietante e oscuro nella narrazione. Peccato che non sia stato pubblicato in Italia, restando confinante nel solo Sol Levante

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